Mi chiamo Stefano, classe 2000, e questo è un breve riassunto della mia vita artistica.
Mi avvicino all’arte contemporanea durante gli studi liceali, sviluppando un interesse profondo per la pittura post-impressionista di Van Gogh e per la letteratura decadente di Pascoli. Dopo il liceo scientifico frequento l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), dove termino il corso di pittura, continuandolo all’Accademia di belle arti di Santa Giulia (BS).
I miei primi lavori, realizzati tra il 2016 e il 2019, nascono dal dialogo tra pittura, poesia e musica, intese come linguaggi complementari all’interno di composizioni unitarie. Dopo circa tre anni di ricerca e la produzione di numerose opere, sento l’esigenza di spostare l’attenzione dal simbolo alla materia, considerata non più come semplice mezzo espressivo ma come soggetto autonomo.
Da questa svolta prende forma Materia dello sguardo, una ricerca che invita a superare la visione immediata e funzionale dell’oggetto per interrogare ciò che resta oltre l’apparenza. La materia viene privata del suo significato d’uso e osservata nella sua essenza, come se appartenesse a una dimensione sospesa, chiedendo allo spettatore di andare oltre il semplice atto del vedere.
È da questa indagine che nasce Retrofuture, progetto che immagina il nostro presente attraverso gli occhi di un futuro remoto. Oggetti contemporanei vengono raccolti e trasformati in reperti fossilizzati: spezzati, riempiti di gesso, ricoperti da superfici bianche e porose, fino a diventare testimonianze silenziose di un’epoca perduta — la nostra — osservata come se fosse già storia antica. Retrofuture non è nostalgia del passato né previsione del futuro, ma uno sguardo distaccato e poetico sul presente, una riflessione su ciò che lasciamo dietro di noi e su come l’identità di una civiltà sopravviva non tanto attraverso ciò che costruisce, quanto attraverso ciò che viene dimenticato, ritrovato o frainteso.